UN CORSO IN UNIVERSITÀ PER PARLARNE INSIEME
Emanuela Gallo, esperta di diritto ambientale e legale ESG in una multinazionale Oil & Gas, guiderà un ciclo di cinque incontri all’Università Cattolica su ‘Climate Change, Diritti Umani, Sostenibilità ed ESG’. Il corso unisce teoria, applicazioni pratiche e visione strategica, formando nuove competenze e consapevolezze per gli studenti forensi
Emanuela Gallo ha costruito il proprio percorso professionale muovendosi con anticipo su terreni che, negli anni ’90, erano ancora poco esplorati in Italia. Laureata in Giurisprudenza con indirizzo internazionale, ha maturato esperienze anche all’estero in studi legali e società di consulenza internazionali. È proprio in quella fase che, quasi per caso, si è avvicinata al diritto dell’ambiente, una materia allora ancora incipiente nel panorama giuridico italiano, ma già consolidata soprattutto nei Paesi anglosassoni.
Da circa vent’anni opera nella Direzione Legale di una grande multinazionale del settore Oil & Gas, dove si occupa di assistenza legale sui temi dell’ambiente, della salute e della sicurezza. Un ambito che, nel tempo, si è ampliato includendo sempre più i profili legati alla sostenibilità, oggi intesa non come semplice welfare aziendale ma come leva strategica e trasversale per le imprese.
Emanuela non ha mai incarnato la figura tradizionale dell’avvocato “da corte”, chiamato a risolvere controversie o a gestire conflitti. Al contrario, il suo interesse si è sempre concentrato sull’operatività, sulle connessioni tra tecnica e diritto e sulle sfide che escono dai confini della professione forense classica. Da qui l’approdo a quella che definisce una “nuova pelle” del mestiere: il legale ESG.
In un contesto globale che discute di transizione energetica, diversificazione e sostenibilità come condizioni necessarie per garantire un futuro concreto al Pianeta, il ruolo del giurista diventa centrale. Secondo questa visione, il legale non è solo un presidio di conformità, ma un facilitatore, capace di stimolare processi e accompagnare le organizzazioni verso obiettivi complessi.
Ma chi è, oggi, un legale ESG? Si tratta di un professionista con un solido background in diritto amministrativo e civile, competenze sui temi HSE (ambiente, salute, sicurezza e diritti umani), conoscenza della governance societaria e del diritto penale d’impresa, incluso il modello 231. Ambiti che gli avvocati hanno sempre presidiato, ma che oggi richiedono una lettura coordinata e olistica sotto il cappello Environmental, Social and Governance. È qui che risiede la vera novità – e la necessità – della professione.
Nel profilo del legale ESG emergono competenze che vanno ben oltre la preparazione giuridica tradizionale. È innanzitutto essenziale una visione internazionale: il mondo ESG si sta strutturando attraverso un mosaico di norme, prassi e soft law, in continua evoluzione. Per questo, l’aggiornamento costante sulle normative domestiche e internazionali rappresenta una condizione imprescindibile per svolgere efficacemente questa attività.
Centrale è anche la capacità di analisi del contesto e del rischio. Ogni novità normativa o giurisprudenziale richiede una valutazione concreta degli impatti e dei rischi applicata alla specifica realtà aziendale. A ciò si affiancano creatività e managerialità: il legale ESG è chiamato a essere propositivo, spesso operando in assenza di un quadro normativo pienamente definito. Deve stimolare riflessioni, porre domande, far emergere criticità e individuare opportunità, assumendo un ruolo che è insieme anticipatore e maieutico.
La flessibilità è un altro elemento chiave. Nelle organizzazioni complesse, il referente finale è il top management, chiamato a guidare l’azienda in un nuovo percorso strategico. Tuttavia, il legale ESG lavora a monte con numerose funzioni aziendali — dall’analisi del rischio alla pianificazione, dalla segreteria societaria alla comunicazione, fino a investor relations, compliance, finance e antitrust — supportandole nelle singole valutazioni e favorendo una visione integrata e trasversale.
Ne deriva una figura quasi “tuttologa”, ma senza presunzione: capace di leggere documenti tecnici, comprendere concetti scientifici legati a emissioni, impatti ambientali e metodi di misurazione, mitigazione e compensazione; di modulare la comunicazione su temi ormai centrali nei documenti finanziari e non finanziari; di analizzare rischi e conseguenze nel rispetto delle regole di mercato.
Infine, il legale ESG deve saper costruire relazioni con professionalità che in passato vedevano il giurista come un attore da coinvolgere solo a problema già sorto. Pazienza, empatia, capacità di ascolto — unite a una sana autoironia — diventano così strumenti indispensabili per conquistare spazio e credibilità in contesti finora poco accessibili.
Dall’analisi del panorama normativo alle prospettive future, passando per le problematiche già emerse e le applicazioni concrete, gli studenti forensi hanno l’opportunità di confrontarsi con le nuove sfide del diritto in chiave ESG. È questo l’obiettivo del ciclo seminariale “Climate Change, Diritti Umani, Sostenibilità ed ESG – le nuove sfide giuridiche per le imprese”, che torna all’Università Cattolica a partire dal 19 febbraio, dopo il successo del precedente anno accademico.
Cinque incontri pensati per offrire non solo conoscenze teoriche, ma anche consapevolezze pratiche su temi ancora poco esplorati nei corsi universitari tradizionali. La particolarità del ciclo risiede infatti nel taglio operativo, grazie alla partecipazione di professionisti che ogni giorno affrontano questioni legate a clima, sostenibilità, diritti umani e governance aziendale.
A guidare gli studenti sarà un team di assistenza legale ESG, pronto a rispondere a domande, dubbi e curiosità, in un format stimolante e dinamico, pensato per mettere in relazione teoria e pratica, e per preparare le nuove generazioni di giuristi a un mondo del diritto in continua evoluzione.
