Intervista a Maria Romana Francesca Trainini, (matricola 1975/76), Amministratrice Delegata Peermusic Italy

Volti, incontri, storie, piccoli grandi rivoluzioni tra web e realtà.

di Rita Murgia

Questa rubrica  nasce  con  l’intento  di presentare  e permetterci di  conoscere  meglio  il  potenziale  del  grande  esercito  di  ex  Marianne  che  popola  l’Italia  e  non solo: una fitta rete di donne uniche e  speciali come Maria Romana Francesca  Trainini cui ho proposto questa intervista  su  segnalazione  della  presidente  della  MEA,  Rita  Michela  Schito,  e  che  si  è  gentilmente prestata a rispondere alle mie  domande,  dedicandomi  un  po’  del  suo  preziosissimo tempo. 

Cara Francesca, il tuo successo la vorativo  e  professionale  non  può  che riempirci di orgoglio e di cu riosità. Come sei arrivata sin qui? Dopo la laurea in Cattolica e gli studi  in  scienze  sociali in  Inghilterra, poco  prima della laurea (attendevo di discu tere la tesi), decido di tenermi impe gnata anche in un lavoro. Per caso, mi  imbatto  nella  Virgin  Record,  la  casa  discografica all’epoca più influente  e  innovativa  al  mondo.  È  la  musica  ad  aver  trovato  me!  L’ambiente  era  dinamico,  moderno,  interessante,  ar ricchente;  così  ho  scelto  di  restare in  Virgin  anche  dopo  la  laurea.  Là  mi  sono formata professionalmente e ho  imparato  tanto  anche  grazie  ad  un  insegnante  d’eccezione:  il  fondatore  della  Virgin,  Richard  Branson,  con  cui  ho avuto la fortuna  di lavorare a  stretto  contatto.  Il  ritorno  in  Italia  è  dovuto a mio marito e al suo incorag giamento:  desiderava vivere in  Italia,  un Paese che forse lo incuriosiva per  la sua diversità rispetto all’Inghilterra  dov’è nato. Purtroppo il nostro bel Pa ese, nel 1985, non brillava per il mer cato del lavoro, anzi la situazione era  francamente  disastrosa  a  causa  della  disoccupazione  e  del  lavoro  in  nero  dilagante. Se non fosse stato per la Ri cordi, che mi aveva notata e mi aveva  “suggerita” come business affairs ma  nager  ad  una  società  milanese,  non  sarei tornata. Mi  lascio  convincere  e  ci trasferiamo:  una  giovane  e  allegra  famigliola con un bimbo di appena tre  anni. Comincia l’avventura in Radio  Dj e, anche questa volta, al fianco di  un  mentore  che  mi  insegnerà  tanto:  Claudio  Cecchetto.  Con  lui  seguo  come  consulente  musicale  tantissimi  artisti che aiutiamo a crescere profes sionalmente e che con il tempo diventeranno  cari  amici,  come  Jovanotti  e  Max Pezzali degli 883. Poi arriva il  momento di fare il balzo e provare da  sola  a  svolgere  questo  lavoro:  decido  di creare una etichetta indipendente e  casa editrice musicale e così fondo la  Oyez S.r.l. che dirigo anche per alcuni  anni e che tuttora nel copyright inter nazionale enumera artisti famosissimi  va sfida che mi ha affascinato è stata  quella di dirigere Peermusic Italy, di  cui  sono  tuttora  amministratore  de legato,  dandogli l’impronta  e l’impo stazione moderna che desideravo, at tenta alla  sostenibilità, alle tematiche  attuali,  alle  persone  che  vi  lavorano  all’interno.    

Cosa  ci  puoi  dire  della  presenza  femminile  nella  società  che  am ministri? 

Abbiamo  adottato  schemi  che  conci liano  lavoro  e maternità  e  l’attenzio ne è rivolta ad offrire un ambiente di  lavoro  favorevole  per  la  donna  che  può  in  questo  modo  realizzarsi  non  solo  nel  lavoro  ma  anche  come  ma dre. Ai miei tempi  non  era  scontato,  ma  ci  sono  riuscita:  desideravo  che  nella realtà di Peermusic annunciare  al proprio capo di aspettare un bam bino rappresentasse solo un momento  di gioia per tutti e mai una preoccu pazione. 

Il successo richiede sacrificio, a  cosa pensi di aver rinunciato per  arrivare a questo traguardo? 

Direi al tempo libero. Ora i miei figli  sono  grandi,  ma  lavorare  ed  essere  madre richiede il sacrificio dei propri  hobbies  ed  io  ne  ho tanti:  la  cucina,  il the, il vino, Impala (l’Organizzazio ne  Non  Governativa  che  riunisce  le  Compagnie Musicali Indipendenti)  di cui sono Presidente e lo studio. Da  ultimo  mi  sono  nuovamente  iscritta  all’università,  questa  volta  presso  la  facoltà di giurisprudenza! Non è una  scelta casuale: da sempre il mio lavoro  mi porta ad esplorare il mondo del di ritto e ho seguito con gioia dal giorno  zero i lavori del Parlamento Europeo  nell’ambito  della  direttiva  sul  ght, esprimendo il mio parere favore vole per il testo così come approvato.  Comunque non sacrificherò il mio  tempo libero per sempre: quando ar riverà  il  momento  della  pensione  mi  dedicherò alle associazioni che già se guo e coltiverò tutti i miei interessi e  forse così sarò ancora più impegnata!  

Come sai, questa intervista verrà  pubblicata sul Foglio MEA e verrà  letta da giovani marianne e da ex  marianne  di  tutte  le  età.  Cosa  ti  senti di dire loro? 

Se  avessi  conosciuto  questa  doman da prima di questa intervista mi sarei  preparata! Se devo risponderti a caldo  mi  viene  in  mente  però  un  semplice  consiglio:  care  amiche  non  arrende tevi mai alle difficoltà e superatele  facendo  riferimento alla vostra forza,  a ciò che vi rende speciali, alle vostre  capacità che vi  sapranno essere  sem pre  di  supporto.  Ricercate  un  arric chimento personale dal vostro lavoro,  scegliete  di  impegnarvi  in  qualcosa  che  accresca  il  vostro  valore,  dedica tevi  a  ciò  che  vi  permetta  di trovare  e mantenere un senso alla vostra vita  e di lasciare un segno nella vita degli  altri.  Mi  sento  di  dire  con  sicurezza  che la ricerca di un profitto sempre  più alto non è il fine ultimo del lavoro.  

Ti  ringrazio  per  questo  pensiero;  in  tempi  di  Covid  mi  è  capitato spesso di riflettere sul concetto di  utilità delle nostre vite e condivi do  il  tuo consiglio: quando si  fer ma l’economia e si rimane chiusi  in  casa  nasce  l’esigenza  naturale  di  ricercare  una  profondità,  uno  spessore  e  una  consapevolezza  che  in  tempi  “normali”  resta  so pita, anestetizzata dalla superfi cialità e dal frastuono di mille in put. È stato un piacere conoscerti  e per soddisfare la curiosità delle  lettrici,  pongo  un’ultima  doman da  di  rito,  un  po’  impertinente,  personale  e  quasi  da  magazine  per  adolescenti:  qual  è  il  tuo mi glior pregio e quale il tuo peggior  difetto?   

Il mio pregio è la testardaggine: se mi  metto in testa una cosa la porto avanti  con tutte le mie forze. Il mio difetto è  sempre la testardaggine perché da un  tale impegno consegue il travolgimento  delle  altre  cose  che  non  rientrano  nei miei piani! 

Se mi posso permettere, conside rando  che  nella  tua  vita  scarseg gia  il  tempo  libero,  la  tua  testar daggine è una sorta di autotutela!  

E proprio perché hai poco  tempo  libero  ti  ringrazio  per  quello  che  hai  dedicato  a  me  e  alle  nostre  care Marianne.